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I SETTE LIVELLI CORPOREI E LA CORAZZA CARATTERIALE

I sette livelli corporei e i chakra sono le chiavi per aprirsi alla consapevolezza di sé: ascoltare il corpo per conoscersi meglio e migliorare il proprio equilibrio.

I sette livelli corporei 

I livelli corporei sono simili ai chakras.

La medicina orientale distingue sette centri energetici nel corpo umano.

In Europa negli anni ’30 Wilhelm Reich medico e psicoanalista alla scuola di S. Freud studiando le espressioni corporee dell’inconscio distingue sette livelli corporei nell’uomo e li definisce come “l’insieme di quegli organi e quei gruppi di muscoli che sono in contatto funzionale tra loro, che sono capaci di indursi reciprocamente a compiere un moto espressivo-emozionale” (Reich 1933).


Tali livelli sono:

I occhi-orecchie e naso
II bocca
III collo
IV torace e braccia
V diaframma
VI addome
VII pelvi e gambe.

Con la vegetoterapia, la mindfullness, la bioenergetica e altre pratiche più antiche di meditazione è possibile osservare le tensioni presenti ai vari livelli corporei, diventarne consapevoli e collocarle in un contesto emozionale e relazionale.

La corazza caratteriale

Le tensioni nei vari livelli corporei sono involontarie, scattano automaticamente senza una scelta consapevole, se ripetute diventano un’abitudine posturale e strutturale che irrigidisce. 

Le tensioni vengono a costituire un irrigidimento, una corazza, che non è solo muscolare, ma anche caratteriale.

Una persona rigida ad esempio lo è sia a livello muscolare, sia nella forma del suo pensare, del suo comportarsi, del suo sentire.

Mi irrigidisco per sostenere uno sforzo, per non sentire, ma, in situazioni di stress, anche quando la situazione disturbante cessa, l’irrigidimento si mantiene e viene a costituire una corazza permanente che mi indurisce e mi impedisce di sentire la fluidità del  funzionamento naturale, della pulsazione vitale.

La corazza caratteriale (o anche un’assenza di corazza) si dispone su livelli-segmenti corporei che funzionano in maniera circolare, ad anello. Ogni anello corrisponde ad un livello.

La censura o l’autocensura inibiscono il linguaggio espressivo emozionale.

Come?

Per bloccare le emozioni si irrigidiscono i livelli corporei in senso trasversale. Ad esempio contrazioni del diaframma o della gola ostacolano o bloccano il fluire in senso verticale delle sensazioni e dei movimenti energetici ed espressivi.

Se si rilassano le tensioni nei vari livelli corporei, l’allentamento degli anelli contratti realizza la fluidità e con essa la pulsazione energetica.

Come si forma la corazza?

Nel corso dello sviluppo individuale le memorie corporee delle vicende attraversate nelle varie fasi di sviluppo si depositano sul livello corporeo prevalente in quella fase di vita.

A partire dai primi anni di vita

Nella fase intrauterina il livello prevalente è il funicolo ombelicale, l’addome. Sulla pancia, sesto livello corporeo, risuonano le tematiche dell’accogliere ed essere accolto.

Nella fase oro labiale, in cui il nutrimento si fa attraverso la suzione, il livello prevalente è il secondo, bocca e labbra; questo livello corporeo è segnato dai temi di avidità e nutrimento.

Nella fase muscolare, in cui si consolida la possibilità di controllare il proprio movimento volontario, di agire nel mondo  per decisione personale, il livello corporeo prevalente è il quarto. Torace, braccia, cuore: c’è il tema del coraggio di agire.

Nella fase successiva oculo-genitale (dai tre-quattro anni), che corrisponde alla fase edipica di Freud, emergono con forza le relazioni con i famigliari, nell’ acquisita consapevolezza di essere un soggetto che agisce nel gioco. Per modulare questo gioco relazionale è necessario apprendere l’autocontrollo. I livelli corporei prevalenti in questa fase sono il terzo (collo) e il quinto (diaframma). In questi livelli corporei si modulano il respiro e la voce:  posso imparare a contenere le emozioni controllando e irrigidendo,  permettendo o meno l’espressione, anche con la voce. Il Superio può essere collocato nel collo.

Infine con la pubertà si entra nella seconda fase oculo-genitale, così chiamata perché i livelli corporei investiti energeticamente  con una seconda ondata di maggior forza e sostenibilità sono il primo livello (occhi) e il settimo livello (bacino e gambe).
Sugli occhi: quanto ti vedo, quanto mi vedi .
Sul bacino: il piacere e il diritto di sentire.

La VEGETOTERAPIA per ammorbidire la CORAZZA

Un progetto analitico terapeutico mira a condurre la persona alla capacità di gestire funzionalmente la propria corazza: la propria armatura caratteriale, la propria struttura caratteriale e le proprie contrazioni muscolari croniche.


La vegetoterapia, terapia del sistema neurovegetativo, utilizza un insieme di acting.

Gli acting sono azioni, movimenti codificati e selezionati in quanto movimenti ontogenetici, movimenti di base fondamentali che ogni essere umano vive e realizza nel suo percorso di sviluppo (ad esempio mettere a fuoco lo sguardo, convergendo con i due occhi su un punto che si avvicina e si allontana, o ancora per il secondo livello sperimentare il movimento della suzione e il movimento  del mordere).

La Vegetoterapia carattero-analitica propone al soggetto di ripercorrere, attraverso progressivi e specifici acting sui sette livelli energetici-corporei e sull’intero organismo, l’esperienza del suo sviluppo psicoaffettivo e della sua maturazione emozionale.

La Vegetoterapia, facendo emergere sensazioni ed emozioni, tende all’eutono muscolare, a riequilibrare il sistema vago-simpatico ed il sistema neuroendocrino.

La verbalizzazione delle sensazioni, delle emozioni e delle associazioni libere prodotte dagli acting, movimenti ontogenetici di fasi evolutive, rappresenta il momento successivo.

Con la vegetoterapia si attiva prima il corpo e a partire dalle sensazioni corporee si individuano le emozioni e si mettono in parole.

Si parte privilegiando il sentire, il preverbale, che è precipuamente emotivo con manifestazioni di piacere-espansione e di dolore-contrazione. In un momento successivo si attiva verbale.

Si rispetta in questo modo il naturale procedere dello sviluppo individuale, che parte dal pre-verbale, prevalente nei primi anni di vita per arrivare poi ai simboli verbali.

DA REICH ALLA SIAR

                                       

Wilhelm Reich                                                                    www.analisi-reichiana.it

Nella prima metà del secolo scorso Wilhelm Reich, brillante allievo di Sigmund Freud, fondò la psicoterapia corporea definendone:
la teoria (analisi del carattere)
la tecnica (vegetoterapia, terapia del sistema neurovegetativo).

Wilhelm Reich influenzò lo sviluppo delle  psicoterapie corporee, fu terapeuta di Alexander Lowen, fondatore della Bioenergetica e di Fritz Perls, fondatore della Gestalt.

Oggi  la SIAR (Societa’ Italiana Di Analisi Reichiana) elabora e diffonde un modello teorico che coniuga il lavoro corporeo con l’analisi del carattere, la psicodinamica, la psicopatologia clinica e i più recenti studi di neurofisiologia. Analisti SIAR lavorano nelle principali città italiane.

Nelle principali città italiane è attivo il Servizio Consulenza Giovani Wilhelm Reich, che è un’associazione di volontariato formata da medici e psicologi psicoterapeuti analisti reichiani.

Silvana Bragante fa parte della SIAR dal 1999,  è analista reichiana, didatta, supervisore e docente nella scuola di specializzazione in psicoterapia della  SIAR.

VEGETOTERAPIA e  ANALISI  REICHIANA

La vegetorerapia, terapia del sistema neurovegetativo, è stata inventata dallo psichiatra Wilhelm Reich.
W. Reich a soli 27 anni era considerato da Freud uno dei suoi più promettenti allievi e gli fu affidata nel 1924 la direzione dei seminari didattici di psicoanalisi.
Agli inizi degli anni ’30 sviluppò una nuova procedura che chiamò “ANALISI DEL CARATTERE” da cui prende il titolo il suo libro fondamentale che costituisce ancor oggi un testo base. Reich definisce carattere un sistema organizzato, costituito dall’insieme delle difese narcisistiche, nel quale corpo, emozioni e funzioni cognitive sono strettamente intrecciati. Con l’analisi del carattere esaminò attentamente come si formava la personalità e soprattutto come si strutturano le resistenze del paziente che spesso impediscono all’analista di procedere nella terapia.
Egli osservò con cura, non solo le comunicazioni verbali dei pazienti, ma anche i loro atteggiamenti e la postura, rendendosi conto che le difese si strutturano nel corpo stesso. Questa fu una vera rivoluzione, perché nella psicanalisi il corpo era quasi del tutto ignorato.
Sviluppando il suo pensiero e la pratica terapeutica, Reich scoprì che le emozioni si imprigionano nella muscolatura creando una corazza di contrazioni e di blocchi. Intervenendo sulle contrazioni muscolari, si favorisce la scarica, l’abreazione. Reich perciò intervenne direttamente sul corpo, con una serie di actings atti a consentire al paziente di prendere contatto con le sue emozioni ed esprimerle liberamente.
Chiamò “VEGETOTERAPIA” questo metodo: terapia del sistema neuro-vegetativo.

Nel settembre 1992 fu fondata la SIAR, il cui Presidente è il Genovino Ferri e Presidente Onorario Federico Navarro, fino alla sua morte. La SIAR portò avanti il discorso di una maggiore specializzazione nell’area clinica, approfondendo  l’aspetto analitico della psicoterapia reichiana e fondando quindi l’analisi reichiana;  la SIAR tramite lo studio e la ricerca di Genovino Ferri ha elaborato un codice sistemico-diagnostico. Inoltre ha approfondito il pensiero funzionale di W. Reich tramite la ricerca di Roberto Sassone, collocandosi nell’area della scienza olistica.

linkare al titolo

CONSAPEVOLEZZA CORPOREA VEGETOTERAPIA  E ACTING

 Un approfondimento su vegetoterapia (e altre pratiche corporee) per accrescere la consapevolezza di sé.

Esistono molte pratiche di indagine corporea su di sé, alcune derivanti da antiche tradizioni e altre in versioni più semplificate e recenti: dalle forme tradizionali di meditazione alla mindfulness. La vegetoterapia, terapia del sistema neurovegetativo, è una pratica di indagine corporea sul Sé, articolata e sistematizzata in decenni di studio, a partire dalle iniziali intuizioni introdotte da Wilhelm Reich, allievo di Sigmund Freud e fondatore della psicoterapia a orientamento corporeo. La vegetoterapia utilizza un insieme di acting. Gli acting sono azioni, movimenti codificati e selezionati in quanto movimenti ontogenetici, movimenti di base fondamentali che ogni essere umano vive e realizza nel suo percorso di sviluppo. Gli acting di vegetoterapia, utilizzati dagli analisti di formazione reichiana, consentono e favoriscono la percezione e l’osservazione dell’esperienza corporea: a partire dall’acting, dal movimento, è possibile osservare le sensazioni fisiche ad esso collegate, l’emersione alla coscienza di emozioni, immagini e pensieri.
Ogni singolo acting approfondisce l’autoconsapevolezza. Gli acting sono distinti per livello corporeo (occhi, bocca, collo, torace, diaframma, addome, bacino e genitali) e correlati con le fasi di sviluppo. L’elaborazione teorica e clinica della S.I.A.R. (Società Italiana di Analisi Reichiana), principalmente ad opera di Genovino Ferri, ha individuato una relazione tra i vari acting e le differenti fasi di sviluppo: attraverso gli acting si scopre una risonanza fra le esperienze di ora e le vicende e le specifiche modalità relazionali da allora rimaste incise nei vari livelli corporei. Gli acting sono un filo rosso che ri-attualizza la consapevolezza corporea qui ed ora andandola a collegare con le memorie attualmente presenti nel corpo e provenienti dalle esperienze passate, incise nelle varie fasi di sviluppo, a partire dall’intrauterino fino alla maturità genito-oculare dell’età adulta, passando per la fase orolabiale del lattante, per la fase muscolare del bambino che impara a camminare e a usare in modo competente la muscolatura volontaria, per la prima fase genito-oculare, corrispondente alle fasi edipica e di latenza descritte da Freud, quando nel bambino diventa prevalente l’interesse per la sessualità. Nella mia esperienza personale ho osservato che le seguenti pratiche corporee: vegetoterapia, meditazione centrata sul respiro, mindfulness, yoga, feldenkrais, movimento autentico consentono al soggetto di assumere le proprie esperienze corporee come oggetto di autosservazione non giudicante.

Il movimento autosservato accresce la consapevolezza di Sé.
 Se sono in ascolto delle sensazioni corporee scopro che:

• posso calmarmi, osservando il ritmo del mio respiro;

• posso vedere più chiaramente, se osservo in che modo io metto a fuoco con i miei due occhi quello che guardo (molte persone hanno una visione stereoscopica difettuale e non mettono chiaramente a fuoco le immagini, perché soltanto uno dei due occhi converge sul punto di osservazione);

• se percorro con movimento regolare un cerchio immaginario facendo una rotazione degli occhi, posso constatare che questo esercizio ha l’effetto di allargare e ordinare il mio orizzonte e la mia visione;

• se sono autoconsapevole mentre faccio un movimento assertivo con le braccia, pronunciando la parola io, posso incontrare dapprima il disagio e, stando nel disagio, posso osservare l’emergere di altre emozioni sottostanti:

 tratto da Bragante S., Nella pratica educativa: corpi, relazioni ed emozioni, in PsicoterapiaAnaliticaReichana, n 2/2018 https://www.analisi-reichiana.it/psicoterapiaanaliticareichiana/index.php/numero-2-2018/ indice-2-2018/31-rivista/numero-2-2018/266-nella-pratica-educativa-corpi-relazioni-ed-emozioni#_edn3

COME SARA’ IL TUO BAMBINO?

copertina Come sarà il tuo bambinoCOME SARA’ IL TUO BAMBINO?

Dal concepimento inizia a formarsi il carattere

In questo libro divulgativo potrai trovare  indicazioni su

gravidanza, parto, allattamento, svezzamento, capricci,…problemi scolastici.

Spunti offerti alla tua sensibilità di genitore per una riflessione fondata su elementi scientificamente fondati.

Il libro è opera di un gruppo di ricerca formato da dieci professioniste, medici e psicologi della SIAR, società italiana di analisi reichiana.

Spesso genitori e insegnanti dichiarano di essere in grande difficoltà nella gestione della quotidianità delle relazioni; i bambini sembrano essere ingestibili: capricciosi, volubili e aggressivi; gli adulti che sono con loro, esasperati e impotenti.
I comportamenti sono il risultato di una serie di modi di relazione che si sono sviluppati nel tempo e che costruiscono il carattere, perché ogni persona è una storia di interrelazioni tra caratteristiche genetiche, successioni di eventi e modi di relazione tra il piccolo Sé in formazione e gli Altri da Sé che incontra nel suo percorso evolutivo.
Questo libro privilegia la prevenzione per non arrivare al malessere e alla patologia.
Lo stile di scrittura delle dieci autrici unisce il rigore scientifico ad una esposizione chiara; non si rivolge solo a psicoterapeuti, medici, psicologi, ma anche agli insegnanti e soprattutto ai futuri genitori.

Separazione, divorzio: la pratica collaborativa.

diritto collaborativo

PENSANDO ALLA SEPARAZIONE O AL DIVORZIO
su una cosa possiamo essere tutti d’accordo…

CI DEVE ESSERE UN MODO MIGLIORE…LA PRATICA COLLABORATIVA
Un nuovo modo di separarsi in modo etico, rispettoso e civile.

Ho frequentato nel maggio 2014 un corso di 20 ore di formazione alla Pratica Collaborativa e ho incontrato un gruppo di avvocati che a Torino lavora seguendo questi prioncipi.

 

  • Nei conflitti familiari, la Pratica Collaborativa è un processo di negoziazione che riunisce i due coniugi o partner e i loro rispettivi avvocati, oltre ai professionisti necessari secondo le esigenze del caso concreto, (psicologo esperto della famiglia e della comunicazione, esperto sull’infanzia, commercialista) che li consigliano e assistono, in uno spirito di collaborazione, per trovare una soluzione concordata.

 

  • La Pratica Collaborativa, da anni applicata negli USA, in Canada e in numerosi Paesi Europei, è considerata sia dai clienti che dai professionisti coinvolti, come un metodo efficace di risoluzione dei conflitti, con un alto tasso di riuscita e di soddisfazione, che si protrae nel tempo, ed evita ulteriori giudizi contenziosi dopo la separazione o il divorzio.

Riporto qui alcuni stralci da un articolo scritto da Maria Cristina Bruno Voena,
Avvocata familiarista del Foro di Torino, membro dell’Associazione Italiana degli Avvocati di Diritto Collaborativo (AIADC) e dell’International Academy of Collaborative Professionals (IACP)

“E’ proprio sulla tutela dei figli che si è maggiormente concentrata l’attenzione degli avvocati che hanno scelto di lavorare secondo questo nuovo metodo:
se la qualità dei rapporti della coppia genitoriale è migliore grazie al fatto che si è ottenuto un accordo agendo con onestà, trasparenza e buona fede e non è stata inficiata da dannosi conflitti, i bambini possono beneficiare di questa situazione, accettando senza particolari traumi la separazione dei genitori e vivendola quotidianamente con minori sofferenze.

Gli avvocati, ben consapevoli del costo psicologico del conflitto, si adoperano per far sì che ricevano tutela non le posizioni, ma, bensì, gli interessi dei loro assistiti.
Così, le istanze delle parti vengono vagliate con attenzione particolare al motivo che ne sta alla base: ad esempio, la richiesta di assegnazione della casa familiare, ovvero l’opposizione a tale richiesta, o, ancora, determinate pretese economiche, o, infine, l’ostinazione nel chiedere determinate condizioni relative ai figli possono celare timori, o esigenze che, se portati a conoscenza di tutti, compresi e discussi, consentono la ricerca di soluzioni diverse. Può trattarsi, forse, di soluzioni non del tutto rispondenti alle regole di diritto tradizionalmente intese ed accettate, ma sicuramente garantite sotto il profilo della legalità e legittimità grazie alla costante e continua presenza degli avvocati.
Tutto ciò può rendere più facile, per quella singola, specifica famiglia, la costruzione di un progetto di vita futura che preveda la scissione del rapporto di coppia, mantenendo, però, ben salda la relazione genitoriale: sono, infatti, i genitori/coniugi che partecipano attivamente al raggiungimento dell’accordo.
L’immediata reazione alla novità appena illustrata può essere, forse, la diffidenza: come è possibile, ci si può chiedere, che due persone che si odiano – fatto che si verifica spesso quando ci si separa – possano comportarsi civilmente e scegliere insieme gli elementi dell’accordo?
E’ possibile.
L’esperienza maturata sul campo insegna che la pratica collaborativa è un importante segnale di civiltà.
I professionisti lavorano “insieme”, senza riserve mentali di sorta, per aiutare i loro assistiti a trovare un accordo che poggi su solide basi e che sia, quindi, duraturo.
Si tratta di un’esperienza davvero nuova, ma molto proficua.
Detto questo, è evidente che l’esercizio della pratica collaborativa comporta un cambiamento culturale ed un approccio decisamente innovativo: non a caso, sono soprattutto le coppie più giovani che chiedono di intraprenderla.
L’accordo collaborativo, in sostanza, si modella meglio sul corpo della famiglia che tale accordo ha
raggiunto di quanto non lo facciano altre forme di progetti di vita costruiti in modo diverso, perché le parti, gli avvocati e gli altri professionisti coinvolti (psicologo e commercialista) lavorano prestando attenzione ai bisogni, ai timori, alle esigenze, agli interessi di tutti.”

CONDIVISIBILE, VERO?
Silvana Bragante, psicologa psicoterapeuta, analista reichiana, membro dell’associazione La Cicogna

 

Genitori efficaci: il corpo parla. Laboratori gratuiti alla Fabbrica delle E

EVENTO in archivio

Essere un genitore efficace dipende non da quello che si dice, ma da quello che si è. 

Perché è utile per un genitore imparare qualcosa sulla comunicazione non verbale? L’educazione e la comunicazione passano solo in parte attraverso le parole. I bambini sentono, si adattano, obbediscono quando i genitori sono coerenti e davvero convinti, se i genitori sono confusi o indecisi o ambigui, anche i bambini lo diventano.

L’educazione passa soprattutto attraverso il linguaggio corporeo, il pre-verbale: atteggiamenti, posture, tono della voce, ritmo del respiro, mimica. I bambini leggono i genitori, li comprendono e li imitano nella loro essenza. L’agitazione e l’ansia si trasmettono nel pre-verbale, come un contagio, così pure la stabilità e la calma.

Mar 8 ottobre  ore 17.30-19.30
Comunicare prima delle parole: pelle, calore e contatto, calma e silenzio. Il massaggio del bambino.
Gaudenzia Caselli, ostetrica

Mar 5 novembre  ore 17.30-19.30
Genitori nei primi mille giorni: strumenti educativi efficaci.
Silvana Bragante, psicoterapeuta, pedagogista, analista reichiana

Mar 3 dicembre  ore 17.30-19.30
Il respiro, un cammino interiore per ri-conoscermi nella mia singolarità e nella differenza con l’altro.
Sabrina Querella, insegnante di yoga

Le conferenze-laboratorio, gratuite, si terranno presso la Fabbrica delle E in corso Trapani 91b
Per informazioni e iscrizioni
associazione La Cicogna, via Catania 24, 10153 Torino
www.associazione-lacicogna.it
info@associazione-lacicogna.it
telefono: 3404750482

Giocandocresco, psicomotricità…e non solo… con bambini e genitori

DindalaGiocandocresco: psicomotricità per i bambini, gruppi di discussione per i genitori.

EVENTO in archivio

La psicomotricità è una delle tecniche usate. Il laboratorio è caratterizzato da un’accurata strutturazione degli spazi, dei materiali e delle attività. Genitori e bambini si muovono liberamente da un angolo organizzato all’altro; la conduttrice, coadiuvata da un’assistente, sostiene le varie attività. Tutto è organizzato in modo da creare un’atmosfera accogliente e tranquilla, dove i genitori possano fare l’esperienza gradevole di stare semplicemente con i bambini e condividere momenti di svago. Quando emergono difficoltà queste diventano occasione di osservazione e di apprendimento.

  • Si tratta di un gruppo di gioco rivolto a  10 – 15 coppie mamma o papà-bambino, età  8-36 mesi.

Giocandocresco, sperimentato più volte con successo alla Cascina Rocca Franca di Torino, è pensato per comprendere il carattere dei propri figli, osservandoli giocare, e per trovare le strategie educative  più adatte.

  • Giocandocresco è organizzato per moduli.
  • Ogni modulo comprende tre incontri di gioco mamma o/e papà/bambino a cadenza settimanale, seguiti da un quarto momento di condivisione e riflessione per i soli genitori. Il modulo è ripetibile. L’originalità dell’azione è il quarto incontro, in cui l’esperta conduce un confronto e una discussione con e tra i soli genitori. Previo accordo con i partecipanti, si realizzano riprese fotografiche negli incontri di gioco, da cui sono selezionate alcune sequenze significative  per la discussione.

Conduce  gli incontri di gioco e di discussione, utilizzando tecniche di psicomotricità, la dott.ssa Silvana Bragante, pedagogista e  psicoterapeuta, docente di psicologia dello sviluppo nella scuola di psicoterapia della Società Italiana Analisi Reichiana,  Roma.

  • A cosa serve?

Medicina e psicologia segnalano negli adulti la presenza di danni alla salute fisica e psichica conseguenti a cure prestate nei primi anni di vita in  modo inadeguato, per carenza o per eccesso.

Le vicende dei primi tre anni di vita formano il carattere permanente dell’individuo.

Un sostegno ai genitori nel loro compito educativo  significa fare prevenzione primaria per una buona salute.

  • Come funziona?

La conduttrice con l’aiuto dell’assistente accoglie le mamme con i bambini, dopo un’ iniziale esplorazione dello spazio, propone attività di psicomotricità, intervallate dalla situazione dove mamme e bambini si radunano intorno a un tavolo basso per condividere una piccola merenda osservando le dinamiche relazionali nel momento del cibo, in questo caso con la regola di mangiare seduti al tavolo e non nella zona giochi. Si chiude il laboratorio con un cerchio rituale dove ciascun genitore, seduto a terra, tiene in braccio il proprio bambino cantando un dindala (canzone con movimenti).

Gli spazi sono allestiti riducendo gli stimoli all’essenziale, in modo che siano pochi e di buona qualità, curando che i materiali con cui i bambini vengono in contatto siano vari e possibilmente con quel tocco speciale del fatto a mano. Si struttura lo spazio in angoli: spazio per le attività motorie dei piccoli con cuscini e materassi,  spazio per le attività motorie dei grandi, con scivoli e scalette per arrampicarsi, angoli per le attività di gioco simbolico, la casetta in cui si può entrare, piattini e pentolini… la culla con le bambole… la fattoria con gli animali…

Con l’accordo dei partecipanti si realizza un dvd con lo scopo di restituire le immagini organizzate secondo una struttura osservativa atta a mettere in rilievo i differenti comportamenti dei bambini a seconda dell’età.

  • Alcuni commenti:
  • La Tua presenza è stata rassicurante sia per i bimbi che per le mamme. Mamma di V.
  •  E’ stata per me un’esperienza formativa, non avevo mai visto C. in un ambiente di gioco chiuso (simile un po’ alla realtà del nido) e mi ha divertito vedere la mia cucciola relazionarsi ai suoi coetanei. Sin dall’inizio mi ha positivamente stupita perchè si è trovata subito a suo agio, sfruttando gli spazi di gioco con naturalezza. Mamma di C.
  • Mi è piaciuta la tavolata della merenda, aspettare pazientemente il proprio turno per mangiare, aspettare che tutti finiscono per potersi alzare è un’ottima scuola di educazione specialmente per una come lei che è abituata di avere tutto e subito.Mamma di K.

Consulenza sulle difficoltà e i disturbi di apprendimento

200438089-001Le difficoltà di apprendimento possono rappresentare un problema significativo nella carriera scolastica di un bambino e una fonte di preoccupazione per i suoi genitori. Spesso sono gli insegnanti i primi ad accorgersi che il bambino presenta qualche tipo di difficoltà e segnalano il problema alla famiglia.

La prima cosa da fare, quando vi è una situazione di difficoltà scolastica persistente e che sembra non migliorare con l’aiuto a casa o con delle ripetizioni, è rivolgersi ad uno specialista, che si occupa di età evolutiva e disturbi dell’apprendimento. Normalmente la diagnosi può essere fatta dalla III classe della scuola primaria. E’ importante identificare accuratamente le cause del problema per poter intervenire in maniera precoce ed adeguata.

Si identificano due categorie distinte di problemi scolastici:

Difficoltà di apprendimento, problematica che può essere dovuta a:

  • svantaggio socio-culturale,
  • assenze frequenti,
  • disturbi di attenzione e/o iperattività,
  •  disturbi emotivi (ad es: ansia, depressione, paure),
  •  disturbi comportamentali,
  •  scolarizzazione insufficiente,
  • oscillazioni “normali” del rendimento scolastico,
  •  scarsa motivazione,
  • didattica non adeguata alle caratteristiche del bambino,
  • deficit visivi e/o uditivi, insufficienza mentale.
Disturbo specifico dell’apprendimento  , che è una significativa difficoltà nell’acquisizione e uso di una o più abilità intellettive, in assenza degli altri fattori indicati per le difficoltà di apprendimento.  La causa di questi disturbi è ancora incerta, hanno una componente neurobiologica, probabilmente di origine genetica, ma si può affermare che fanno parte dell’individuo e lo accompagnano per tutto il suo percorso scolastico e di vita. Non ci si può aspettare una scomparsa del disturbo, ma attraverso opportuni interventi sono possibili consistenti miglioramenti, soprattutto quando la diagnosi è precoce.
Ci sono varie tipologie di disturbi specifici dell’apprendimento, i più diffusi sono:

  • dislessie, disturbi specifici della lettura,
  • disgrafie e disosortografie, disturbi specifici dell’espressione scritta,
  • discalculie, disturbi specifici del calcolo.
La Dott.ssa Elena Sanzovo realizza un programma di accompagnamento allo studio volto a migliorare le competenze, aumentare l’autostima, ottimizzare l’uso delle proprie risorse nell’apprendimento, imparando ad affrontare le richieste di prestazione scolastica senza ansie e timori.
Il programma comprende:
Valutazione diagnostica  accurata e completa con:
  • anamnesi,
  • valutazione del livello intellettivo,
  • valutazione dell’organizzazione emotivo-relazionale,
  • prove di lettura e di comprensione del testo,
  • prove di calcolo e di ragionamento matematico,
  • prove mnemoniche,
  • valutazione delle capacità di attenzione,
  • richiesta di visite specialistiche quando necessario.
Intervento riabilitativo e di sostegno , un percorso individualizzato in funzione del profilo ottenuto al termine della diagnosi:
  • colloqui di sostegno psicologico per il minore e i suoi genitori,
  • colloqui con gli insegnanti e progettazione di un percorso di collaborazione con la scuola,
  • sostegno metodologico per lo studio e i compiti a casa, con l’introduzione di tecniche mnemoniche e di organizzazione del materiale da imparare, oltre all’uso di tecniche metacognitive per migliorare la consapevolezza del proprio modo di apprendere.
  • per le diagnosi di DSA la predisposizione di strumenti compensativi (calcolatrice, computer, audiolibri, mappe concettuali, formulari, ecc.) e dispensativi (tempi di esecuzione più lunghi, griglie di valutazione, programmazione di interrogazioni, ecc.) in accordo con la scuola. Sono strumenti previsti dalle leggi, che possono aiutare il bambino nel suo percorso scolastico.
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